Il seguente articolo è stato pubblicato nel giornale tedesco Welt il giorno 25 ottobre 2016. Qui la traduzione in italiano:

Metodo brutale: La rana secerne delle secrezioni tossiche quando la si solletica con un bastone di legno e le si infila un bastoncino in una narice

kambo prelievo veleno

Fonte: Mauritius images

Un velenoso anfibio dal Sud America che negli ambienti alternativi è considerato come

una medicina miracolosa. Sarebbe in grado di purificare la mente e combattere gravi malattie. Tuttavia non è stato dimostrato.

Quando il crepuscolo scende sulla foresta pluviale, una rana gigante di colore verde smeraldo sale in cima agli alberi sopra la Foresta Amazzonica e annuncia la pioggia con il suo canto. L’anfibio grande circa dieci centimetri, con il ventre di colore bianco crema, è estremamente tossico, tanto che anche i serpenti lo sputano dopo pochi secondi.

Liberatosi così dai predatori, il Phyllomedusa bicolore conduce una vita spensierata nel sottobosco; a meno che gli indiani della tribù di Katukina non cominciano a catturarle. Allora inizia una procedura che rischia di rovinare la gioia di vivere nella giungla della rana: i nativi del Brasile legano l’anfibio come una X tra quattro pioli e gli fanno il solletico tra le dita dei piedi. Con un bastone di legno uno sciamano raschia sulla schiena l’animale e lo deruba della sua secrezione mortale. La rana viene di nuovo lasciata nella giungla – per riprendersi dalla dura procedura.

La rana che guarisce tutto

Per i Katukina ed altre tribù del nord-ovest della Foresta Amazzonica, la rana gigante è una farmacia su quattro zampe. Kambò, come chiamano le sue secrezioni, viene da loro considerato un arma contro la malaria, la febbre gialla o i morsi di serpente. I cacciatori usano Kambò come un concentrato per migliorare la condizione fisica e percettiva prima di andare a caccia, le donne sperano di ottenerne la fertilità. Le aziende farmaceutiche cercano di sfruttare la sostanza per la medicina.

Anche negli ambienti esoterici e olistici la rana è in voga. Su Instagram, Meo Hippy e appassionati di Yoga mostrano le loro cicatrici puntiformi di Kambò sui loro iPhone, gli sciamani del Perù e Brasile fanno il giro d’europa con spiedini di legno intrisi di veleno. I fan della rana combinano Kambò con i meridiani, chakra, punti nadi e marma, e l’ultima novità è “l’auricolare Kambò”, con il quale la secrezione viene applicata ai punti riflessi dell’orecchio.

Il veleno in Occidente non aiuterà contro la malaria, ma contro l’emicrania, allergie o
contro la depressione. Nella rete circolano innumerevoli messaggi da persone che sarebbero state curate da problemi gastroenterologia con la medicina della rana, avrebbero superato stati d’animo depressivi o avrebbero smesso di fumare. Se si crede alle notizie, Kambó aiuta addirittura con malattie incurabili: l’Alzheimer, il diabete, il cancro. La rana guarisce tutto.

Il veleno innesca reazioni immunitarie acute

Come succede spesso nel campo della medicina alternativa, si confondono credenze e miracoli, insegnamenti energetici esoterici e successi concreti di trattamento. “Il lavoro con Kambó si può fare in modo tradizionale folcloristico o sobrio occidentale”, spiega Tobias Ton, che nel suo “Tempio della rana” nel cuore di Berlino unisce la medicina della giungla con tecniche come il linfodrenaggio o terapia del suono. Ton, che in passato è stato direttore della comunicazione di una società di tecnologia, si è dedicato fin dall’inizio dell’anno completamente al lavoro con le secrezioni di rana. “Sempre più persone, che fino ad ora non avevano nessuna propensione verso i metodi naturali tradizionali, si sono fatte coinvolgere dalla procedura intensa di una seduta Kambò”, dice il 41-enne.

L’applicazione della sostanza viene eseguita anche da lui con il metodo tradizionale degli Indios: con un bastoncino di legno incandescente Ton brucia la pelle dei suoi clienti praticando una mezza dozzina di piccoli punti sul braccio, sulla schiena o sulle gambe, appena tanto da provocara piccole vesciche. Toglie poi gli strati di pelle bruciata e sfrega la secrezione della rana nella ferita.

L’effetto è immediato: le sostanze raggiungono in pochi secondi i circuiti di sangue e linfa. Vampate di calore attraversano il corpo, il cuore batte più velocemente, le orecchie ronzano. Il veleno innesca una reazione immunitaria acuta, spesso seguita da diarrea e vomito, e gonfiore al collo e al viso. Il corpo reagisce al veleno. L’effetto dura circa un quarto d’ora, seguito da un periodo di recupero di un’ora.

Questa tortura è per Ton un inizio di disintossicazione: “Con Kambò lo sporco interno viene letteralmente sciacquato via da tutte le cellule del corpo,” dice. “I più forti processi di pulizia del corpo li osservo in persone che erano da lungo tempo dipendenti da oppiacei o hanno alle spalle una chemioterapia.” Inoltre la rana allevierebbe disagi mentali: “Molti cercano attraverso Kambò concentrazione in generale o la risoluzione da modelli di comportamento negativi. La dipendenza da nicotina, per esempio, scompare spesso dopo una sola seduta. ”

“La vaccinazione della giungla”

Nel contesto tribale Kambó viene somministrato in gruppi fino a 15 persone, Ton lavora solo con terapie individuali; una seduta con lui dura da quattro a cinque ore. Questo comporta anche che durante il trattamento tenga i suoi pazienti tra le braccia, mentre questi buttano fuori i loro veleni e traumi vomitando, piangendo o a volte svenendo.

Ton è uno dei pochi fornitori che ne vogliono parlare; nel panorama generale domina la paura di un divieto della medicina della rana. E’ troppo grande la paura che Kambó possa seguire lo stesso percorso della medicina della giungla Ayahuasca, che è stata prima pubblicizzata come una panacea e poi criminalizzata come droga dell’orrore. Pertanto Ton rinuncia alla pubblicità: “L’interesse per Kambò cresce attraverso il passaparola”, dice lo sciamano metropolitano, “molti lo sperimentano come la rinascita in una vita migliore.”

kambo il vaccino della foresta

Fonte: Moment Open/Getty Images

Nella giungla la secrezione della rana viene utilizzata già da molto tempo

Non è passato molto tempo da quando l’essenza della rana è emersa dalla foresta pluviale. Un missionario francese ha riferito per la prima volta nel 1925 di giochi di bruciature degli Indios nel nord della Foresta Amazzonica. Negli anni novanta raccoglitori di gomma portavano Kambò dalla foresta pluviale alle grandi città dell’America Latina. Da lì, il suo uso si diffuse velocemente, in particolare in Brasile. Lì queste terapie ancestrali vengono chiamate “vascine de floreste” – vale a dire “la vaccinazione della giungla”.

Miscela di varie sostanze

Per la scienza è ancora un mistero come Kambò ottenga il suo effetto. Il chimico italiano Vittorio Erspamer nel 1986 he esaminato per primo la secrezione. Erspamer, che ha scoperto il neurotrasmettitore serotonina, trovava che Kambò contenesse un “fantastico cocktail chimico di potenziale beneficio medico, come da nessun altro anfibio conosciuto”.

Dodici aminoacidi bioattivi, i cosìdetti peptidi, sono stati identificati da allora dai ricercatori. Uno di questi, adenoregulin, gioca un ruolo nella depressione, neN’Alzheimer e nell’ictus, un altro è considerato come uno dei più potenti antibiotici naturali. La secrezione della rana è una miscela di varie sostanze. Cosa che lo rende così efficace – ma anche imprevedibile.

Kambò non causa allucinazioni, a differenza di altri veleni. “La sostanza è bioattiva, non psicoattiva,” dice Giovanni Lattanzi, uno dei sostenitori più attivi della medicina della giungla. La sostanza non può indurre un viaggio inebriante. Lattanzi accentua l’effetto curativo. Il 54-enne italiano è stato uno dei primi ad avvicinare Kambò dal punto di vista allopatico. Quindici anni fa lo psicologo con dottorato di ricerca è entrato in contatto per la prima volta con Kambò. Mentre il veleno della rana lo aiutava a superare la sua malattia epatica ed una sofferenza intestinale che durava da anni, ha studiato l’uso tradizionale dai Katukina nella foresta pluviale. Da allora ha organizzato innumerevoli seminari e conferenze.

Lattanzi vede l’impiego principale con malattie mentali. La forte reazione fisica al veleno uò influenzare la psiche. “Con Kambò le persone superano in modo permanente modelli dannosi di pensiero e comportamento”. L’esperienza intensa di avvelenamento appare brutale – ma efficace.

Nel frattempo si tratta di molti soldi

Anche l’industria farmaceutica ha interesse per la medicina della rana, tuttavia non per la secrezione della rana nel suo complesso, ma solo per i suoi singoli componenti. Poiché una sostanza, che imprevedibilmente può causare una forte nausea o anche peggio, non ha alcuna possibilità sugli scaffali dei medicinali. Questo problema si verifica frequentemente con sostanze naturali: sono una miscela di varie sostanze, che i ricercatori poi suddividono nelle loro componenti – e provano quali di questi possano agire contro le malattie e quali siano sinteticamente riproducibili.

Esistono settanta brevetti per gli ingredienti di Kambó, di recente ricercatori francesi hanno potuto dimostrare che uno di loro è in grado di arrestare la crescita del cancro nei topi. Alcuni ricercatori sperano di avere una storia di successo come con il farmaco Captopril per la pressione del sangue, che è stato sviluppato a metà degli anni settanta dal veleno

sty del serpente amazzonica Jararaca. Il gigante farmaceutico Squibb con Captopril ha fatto miliardi di proventi. Il fatto che il Brasile da questo non abbia mai visto un centesimo, è per molti un caso di biopirateria, che non deve ripetersi con Kambó. In Brasile è pertanto stata vietata di recente la pubblicità per Kambó. Dunque nel frattempo si tratta di molti soldi. Una seduta in Brasile costa l’equivalente di 30 Euro, in Germania, può essere fino a quattro volte tanto. Un sacco di rospi per la secrezione di una rana.

Lontano dalla scena della medicina alternativa il succo della giungla causa eccitazione. Nel 2013 sulle piste dell’ippodromo di Oklahoma improvvisamente i cavalli di una scuderia sconosciuta hanno vinto una corsa dopo l’altra. Il settore delle scommesse si trovava davanti ad un mistero. Solo un laboratorio particolarmente intraprendente individuò la sostanza esotica dopante: si chiama Dermorphin – uno dei principali componenti di Kambó.